Dieci anni di Taverna 41, ma una storia nella ristorazione che affonda le proprie radici molto più lontano. Nel 2025, in occasione del decimo anniversario del ristorante, la Famiglia Cimadamore ha inaugurato una nuova sala di 120 Mq. sul lungomare di Civitanova Marche. Un intervento pensato non soltanto per ampliare gli spazi, ma per accompagnare una nuova fase del locale, rafforzandone il rapporto con il territorio e con l’ambiente circostante.
Il progetto è firmato dall’Architetto Simone Cimadamore di RADarchitetture e nasce dalla volontà di creare un ambiente più aperto e luminoso, capace di mettere in relazione diretta l’esperienza della tavola con il contesto esterno. La nuova sala diventa così un’estensione naturale del ristorante: uno spazio in cui cucina e convivialità si incontrano con il paesaggio. Per comprendere l’identità di Taverna 41 bisogna tornare al 1983, quando Caterina e Maurizio Cimadamore trasformano la passione per l’ospitalità e la cucina in una professione. Nel corso di oltre quarant’anni la famiglia dà vita a diverse realtà della ristorazione, mantenendo come elementi costanti la ricerca della qualità, l’attenzione all’ospite e la volontà di aggiornarsi.
Nel 2015 nasce Taverna 41, progetto nel quale confluisce l’esperienza maturata negli anni. Oggi il ristorante continua a essere guidato dai fondatori, Caterina e Maurizio, affiancati dal figlio Andrea Cimadamore, Chef e interprete della proposta gastronomica. È una continuità familiare che si ritrova anche nell’architettura. Simone Cimadamore, architetto e componente di RADarchitetture, ha infatti firmato il progetto della nuova sala. Competenze diverse della stessa famiglia contribuiscono così a definire l’evoluzione del ristorante, dalla cucina agli spazi dell’accoglienza.
I 120 Mq. della nuova sala si affacciano verso il verde del contesto circostante. L’obiettivo progettuale è stato quello di inserire il nuovo ambiente senza creare una frattura con gli spazi esistenti e con la storia del locale. La struttura portante e il coronamento sono realizzati in acciaio verniciato verde, una tonalità scelta per favorire l’integrazione del volume nel paesaggio. Gli infissi a libro permettono di aprire completamente il perimetro della sala, rendendo più fluido il passaggio tra interno ed esterno e consentendo allo spazio di cambiare configurazione in relazione alle stagioni.
Anche la copertura contribuisce alla caratterizzazione dell’ambiente: travi alveolari nella stessa tonalità verde sostengono pannelli in legno di abete massello, introducendo una componente calda e naturale. Tra gli elementi più riconoscibili dell’intervento c’è un grande oblò circolare, pensato come una sorta di cornice sul paesaggio. Il motivo della circolarità torna in altri dettagli del progetto, dalle travi al tavolo realizzato su misura, con base cilindrica in ferro e piano in legno di noce.
La relazione tra memoria e contemporaneità prosegue negli interni. Il pavimento color terra richiama la naturalità del paesaggio e si estende idealmente verso il camminamento esterno. Le sedute in pelle chiara contribuiscono alla luminosità della sala, mentre il legno della copertura aggiunge calore.
L’arredo, essenziale e contemporaneo, accoglie alcuni elementi legati alla memoria del ristorante: una madia centrale decorata in stile veneziano, una libreria in legno del XIX Secolo e un’opera dell’artista Dadimani. Sono presenze che contribuiscono a costruire un dialogo tra passato e presente, evitando che il nuovo spazio perda il legame con la storia familiare.
Anche l’illuminazione segue questa impostazione. Faretti incassati assicurano una luce puntuale, mentre linee LED seguono il ritmo delle travi. Le lampade Tolomeo introducono invece una luce più domestica e flessibile. All’esterno sono stati conservati gli elementi principali del paesaggio e i percorsi pedonali esistenti, con l'inserimento di nuove essenze vegetali adatte all’ambiente marittimo. La vegetazione contribuisce anche a creare un filtro tra lo spazio privato del ristorante e quello pubblico.
Se gli spazi cambiano, il centro dell’esperienza resta la cucina. Andrea Cimadamore ha costruito negli anni una proposta che combina tecnica, ricerca e rispetto per la tradizione marchigiana, con particolare attenzione alla qualità delle materie prime. La cucina di Taverna 41 si sviluppa lungo due direttrici profondamente legate al territorio: la terra e il mare Adriatico.
La memoria familiare trova una delle sue espressioni più immediate nelle tagliatelle fatte a mano al ragù tradizionale, preparate ancora oggi seguendo la ricetta della nonna Mimi. Accanto a questo piatto convivono proposte di maggiore ricerca, come gli spaghetti cacio, pepe e tartufo e i ravioloni ripieni di bufala, funghi e pomodorini arrostiti, accompagnati da salsa al prezzemolo. Il mare entra invece in carta attraverso tartare e crudi, con una ricerca concentrata sugli abbinamenti e sulla valorizzazione della materia prima. La cucina di terra trova una delle sue espressioni più identitarie nella fiorentina e nella costata di scottona marchigiana.
Ne emerge una cucina che cerca un equilibrio tra memoria e innovazione, in parallelo con il progetto architettonico: preservare gli elementi che appartengono alla storia di Taverna 41 e, nello stesso tempo, creare le condizioni per continuare a evolverli.
L’ampliamento realizzato per il decimo anniversario segna dunque un nuovo capitolo nella storia di Taverna 41. La nuova sala amplia le possibilità di accoglienza e modifica il rapporto tra gli ambienti interni e il paesaggio; la cucina di Andrea continua a guardare alla tradizione marchigiana attraverso una sensibilità contemporanea; il progetto di Simone Cimadamore traduce infine nello spazio l’idea di un’ospitalità più aperta e fluida.
A dieci anni dalla nascita di Taverna 41, il percorso della famiglia Cimadamore prosegue lungo coordinate rimaste sostanzialmente invariate: la famiglia, l’ospitalità, la cucina e il legame con il territorio. Con un nuovo spazio, ma senza perdere la memoria di ciò che ha portato il ristorante fin qui.
Per Maggiori Informazioni: www.taverna41.com
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