sabato 5 ottobre 2019

#MFW: Gilberto Calzolari P/E 2020

Un anno di battaglia e di nuova consapevolezza, dove bisogna fare i conti con le proprie ferite e ripartire da qui, dalle cicatrici del nostro pianeta, per realizzare un nuovo futuro sostenibile.

Lo sciopero globale del 15 Marzo 2019, in cui milioni di individui in tutto il Mondo si sono spontaneamente riversati nelle piazze e nella strade di ogni città, facendo seguito all’appello di una coraggiosa ragazzina Svedese, ha segnato il punto di non ritorno per una società che ha deciso di mettere fine all’abuso che stiamo perpetrando nei confronti del nostro pianeta, di cui gli incendi in Brasile, Siberia, Spagna, Grecia, Africa e Indonesia sono solo il più recente, drammatico esempio.


Ecco quindi l’idea di una donna nomade e guerriera, feroce nel suo incedere in un deserto post-tecnologico: un’amazzone che non ha perso gli orpelli romantici, ma anzi ne ha fatto un armamentario simbolico e funzionale al proprio scopo. Una Collezione P/E 2020 da battaglia, che non rinuncia tuttavia alla sua vocazione profondamente femminile.

La silhouette si muove tra sperimentazione, grafismi e un minimalismo primitivo a stretto contratto con la nuda terra, in cui capi dal vago ricordo safari realizzati in tela di cotone stretch nei toni beige della sabbia si alternano a uniformi militari, arricchite da tasche multiuso rivisitate in chiave Glamour con preziosi tessuti jacquard camouflage, sui quali le mostrine militari sono nastri ornamentali e svolazzanti di cotone grezzo. Parimenti, in questa battaglia in prima linea per il rispetto del pianeta e delle sue risorse, la tuta Anni' 80 gialla e nera si trasforma in una divisa da combattimento, tecnica e funzionale.

In questo deserto fisico e metafisico, di sabbia e detriti industriali, capi emblematici - e al tempo stesso opposti tra loro - sono da un lato l’abito tribale in “tessuto di sughero” ecologico, ricavato da sottilissimi fogli di sughero naturale accoppiato al cotone organico GOTS certificato, con frange arricchite di cristalli Swarovski senza piombo; e dall’altro i capi ultra high-tech realizzati con l’upcycling di airbag scoppiati, nati grazie a una Partnership con Volvo Car Italia. Ma la dicotomia tra tecnologico e tribale è evidente anche nelle cinture: alcune in tessuto, ad avvolgere la figura in maniera profondamente femminile, altre ricavate dalle cinture di sicurezza di automobili smantellate.

E ancora, pezzi quasi monastici nella loro semplicità sono solcati da profondi spacchi laterali e frontali, o da sensuali scollature a “V”; abiti strutturati in organza “nude” si contrappongono a stratificate gonne etniche con pannelli plissè in organza nera, mentre ampie gonne asimmetriche volteggiano attorno al corpo come stendardi da guerra.

I materiali vanno dal twill di cotone organico stampato al raso derivato da poliestere riciclato, dal nuovissimo canvas di cotone biodegradabile al pizzo macramè optical che ricorda i copertoni di pneumatici: chiaro riferimento alla più grande discarica di pneumatici al mondo, nel deserto del Kuwait.

Una Collezione P/E militante, dove, a sorpresa, l’elemento naturale è quasi del tutto assente, ad eccezione del grafismo bianco e nero delle palme, come riprodotte su una cartolina sbiadita, quasi un’oasi nel deserto, il miraggio di un mondo estinto. Del resto, la collezione affronta senza mezzi termini il tema sempre più attuale e minaccioso della desertificazione del nostro pianeta.

Come in tutte le Collezioni Gilberto Calzolari, non mancano riferimenti cinematografici. In questo caso “Dune”, il film cult di fantascienza del visionario David Lynch, ma anche l’immaginario post-atomico di “Mad Max”: distese sconfinate di sabbia e detriti in uno scenario steampunk, monito sempre più attuale di una società vittima del suo stesso progresso tecnologico.

Per Maggiori Informazioni: www.gilbertocalzolari.com




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