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sabato 3 ottobre 2026

#MFW: SAGIO P/E 2027

Per la P/E 2027, SAGIO torna a interrogarsi sul tema dell’identità, spostando però il punto di osservazione. Se la Collezione A/I 2026-27 esplorava le diverse personalità che convivono dentro ciascuno di noi e le identità che decidiamo di mostrare agli altri, REMIX XVIII REBORN parte da una domanda più intima: come vediamo noi stessi?










L’identità, nella visione di SAGIO, non è un’immagine definitiva. È qualcosa che cambia con la luce, il movimento, la distanza e la prospettiva. Come un riflesso in uno specchio, può apparire nitida e immediatamente riconoscibile, ma anche rivelarsi parziale, mutevole, incompleta. Forza e vulnerabilità, disciplina ed emozione, discrezione ed espressività non sono necessariamente elementi in contraddizione. Sono componenti che convivono nella stessa persona e che, a seconda del momento, possono emergere con intensità diversa. Anche l’abito diventa quindi uno strumento per governare questa complessità: decidere cosa mostrare, cosa proteggere e cosa trasformare.

È l’acqua a tradurre visivamente questo concetto. La sua superficie può restituire un’immagine precisa, ma basta un movimento perché il riflesso si deformi, si spezzi e infine si ricomponga. La forma cambia continuamente, mentre la natura rimane la stessa. Da questa immagine nasce uno dei principi fondamentali della Collezione: il dialogo tra struttura e fluidità, definizione e dissoluzione, immobilità e movimento.

La stessa tensione si trasferisce nei capi. Silhouette definite incontrano drappeggi, costruzioni intrecciate e volumi scultorei che seguono il movimento del corpo. Superfici riflettenti e materiali traslucidi reagiscono alla luce, mentre proporzioni e sovrapposizioni modificano la percezione della figura a seconda dell'angolazione. Alcuni capi mantengono un contorno netto e riconoscibile; altri sembrano invece lasciare che il corpo si dissolva tra pieghe, trasparenze e riflessi. L'abito diventa così una superficie in trasformazione, capace di modificare l'immagine di chi lo indossa senza cancellarne l'identità.

A incarnare le due diverse modalità attraverso cui l'identità può essere costruita e trasformata sono Maria Antonietta e Veruschka, figure lontane nel tempo e nell'immaginario, ma accomunate dal rapporto con la rappresentazione di sé. Maria Antonietta, costantemente esposta allo sguardo pubblico, costruiva la propria immagine anche attraverso l'abito e la silhouette. La moda diventava uno strumento di rappresentazione e di potere, ma anche uno spazio nel quale l'identità era continuamente sottoposta al giudizio degli altri.

Veruschka rappresenta invece il movimento opposto: attraverso il camuffamento, il Body Painting e la trasformazione fotografica, la modella ha portato la propria identità oltre i confini di una forma definita, diventando di volta in volta donna, animale, paesaggio o scultura. Due approcci apparentemente opposti che nella collezione finiscono per incontrarsi: Maria Antonietta costruisce l'identità attraverso la rappresentazione, Veruschka la trasforma attraverso la metamorfosi. È proprio tra queste due polarità che SAGIO individua il cuore di REMIX XVIII REBORN: l'identità come costruzione, ma anche come processo ininterrotto di trasformazione.

La riflessione coinvolge anche il ruolo del Designer e il rapporto tra creatività e contemporaneità. In un sistema della moda sempre più veloce, nel quale immagini e riferimenti si susseguono e si moltiplicano, Alexander Sagio rivendica la necessità di preservare uno spazio personale per la creazione.

"Come designer, percepisco io stesso questa tensione. La moda ci spinge a muoverci più velocemente, a produrre di più, a rispondere continuamente a ciò che è già stato visto. Ma credo che la nostra vera responsabilità sia un’altra: non ripetere ciò che esiste, ma proteggere la libertà di creare qualcosa di personale, qualcosa che trasmetta un sentimento autentico, non solo l’ennesima immagine familiare".

In questa prospettiva, REMIX XVIII REBORN non interpreta la rinascita come un semplice nuovo inizio. La intende piuttosto come un processo di riconoscimento e trasformazione: il momento in cui le diverse versioni di noi stessi smettono di apparire come contraddizioni e iniziano a essere percepite come parti di una stessa identità. Riconoscersi, per SAGIO, non significa quindi ritrovare un'immagine immutabile di sé. Significa riuscire a riconoscere qualcosa di autentico anche quando quella stessa immagine cambia.

Per Maggiori Informazioni: www.thesagio.com