Alla Fabbrica del Vapore di Milano, nell’ambito del decennale di Women for Women against Violence, l’artigiana creativa Spezzina porta in scena una storia di malattia, resilienza e trasformazione. I suoi lavori all’uncinetto diventano simboli di speranza e testimonianze di una rinascita costruita punto dopo punto.
La malattia non è riuscita a fermare il suo desiderio di creare. Interventi chirurgici, terapie, recidive e difficoltà economiche non hanno spezzato il filo della sua determinazione. Al contrario, proprio da quel lungo percorso di sofferenza è nata una nuova consapevolezza: la possibilità di trasformare il dolore in bellezza, la fragilità in forza, un semplice filo in un simbolo di rinascita.
È la storia di Antonietta Tuccillo, artigiana creativa originaria di La Spezia, protagonista della mostra “Trame di speranza, intrecci di vita. Il filo che cura l’anima”, ospitata alla Fabbrica del Vapore di Milano in occasione del decimo anniversario di Women for Women against Violence, il progetto ideato da Donatella Gimigliano che da un decennio unisce cultura, arte e impegno sociale per sensibilizzare l’opinione pubblica sui temi della violenza di genere e della prevenzione oncologica.
Un’esposizione che va oltre il semplice racconto estetico: è un viaggio emozionale attraverso opere che diventano testimonianze di coraggio, dignità e capacità di ricominciare. Antonietta Tuccillo convive da anni con un tumore ovarico ad alto grado, una delle forme più aggressive della malattia. Il suo percorso è stato segnato da momenti difficili, cure impegnative e continue ripartenze.
In un momento in cui tutto sembrava concentrarsi sulla malattia, le sue mani hanno ritrovato un gesto antico e familiare: quello dell’uncinetto. Da quel movimento paziente e preciso è nato un nuovo linguaggio creativo. Punto dopo punto hanno preso forma abiti, cappelli, capispalla, costumi e raffinati vestiti da sposa, tutti realizzati interamente a mano.
Ogni creazione porta con sé una storia che va oltre la tecnica artigianale. Racconta la scelta di non lasciare che la malattia definisse la propria identità, ma di continuare ad affermare la propria voce attraverso il talento e la creatività. Per Antonietta il crochet è diventato molto più di una passione: è una forma di espressione, una terapia interiore e un modo per trasmettere agli altri un messaggio di speranza.
Il valore artistico e umano del percorso di Antonietta Tuccillo ha colpito profondamente Donatella Gimigliano, ideatrice di Women for Women against Violence, che ha scelto di dedicarle uno spazio speciale all’interno della manifestazione. "Ci sono persone che trasformano le ferite in arte. Antonietta è una di loro. Le sue opere raccontano ciò che spesso le parole non riescono a esprimere: la forza silenziosa di chi continua a scegliere la vita ogni giorno. Per questo ho voluto dedicarle uno spazio speciale. Il suo talento è il riflesso della sua anima e il suo percorso dimostra che anche dalle ferite più profonde può nascere qualcosa di straordinario".
Un riconoscimento che sottolinea come l’arte possa diventare un ponte tra esperienza personale e messaggio collettivo, capace di dare voce a storie spesso invisibili. Ad arricchire il percorso espositivo è stato anche il contributo di The Queen’s Hat Exhibition, che ha sostenuto l’iniziativa attraverso la partecipazione della Hat Designer Claudia Bosticco. Alla manifestazione ha preso parte anche la Hat Designer Lina Naspro, che ha voluto rendere omaggio al progetto donando una sua esclusiva creazione alla cantante Nina Zilli, in un gesto simbolico che ha unito moda, musica e solidarietà.
Le creazioni delle artiste, espressione di una modisteria capace di unire tradizione, ricerca e sperimentazione contemporanea, hanno dialogato con gli abiti di Antonietta Tuccillo dando vita a un incontro raffinato tra alta modisteria e artigianato artistico. Tre donne, tre percorsi differenti, ma accomunati dagli stessi valori: il rispetto del lavoro manuale, la cura del dettaglio, il tempo dedicato alla creazione e la capacità di raccontare emozioni attraverso ciò che viene realizzato con le proprie mani.
Nonostante il riconoscimento artistico e l’interesse crescente verso il suo lavoro, Antonietta continua a confrontarsi con difficoltà burocratiche ed economiche che rendono complicato trasformare il proprio talento in un’attività sostenibile. Molti strumenti di sostegno destinati all’artigianato richiedono infatti requisiti economici e patrimoniali difficili da raggiungere per chi, come lei, ha dovuto affrontare anni di malattia e vivere con una pensione di invalidità.
Una situazione che apre una riflessione più ampia sulla necessità di creare strumenti realmente accessibili per sostenere persone che, nonostante ostacoli personali e sociali, continuano a produrre valore attraverso il proprio lavoro.
La storia di Antonietta Tuccillo dimostra come la creatività possa diventare un potente strumento di rinascita. Un filo dopo l’altro, un punto dopo l’altro, il suo lavoro racconta una possibilità: quella di ricostruire, trasformare e guardare avanti. Il messaggio portato a Milano attraverso Women for Women against Violence è chiaro: la moda non è soltanto estetica, ma può diventare cultura, memoria e impegno sociale.
Ogni abito realizzato, ogni cappello modellato, ogni dettaglio costruito a mano custodisce una storia. E quando talento, solidarietà e creatività si incontrano, la bellezza supera la superficie e diventa testimonianza di coraggio, resilienza e speranza.
Per Maggiori Informazioni: www.womenforwomen.it
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