Nel mondo di Benedetta Bruzziches nulla è semplice funzione, nulla è puro esercizio di stile. Ogni borsa nasce con un nome che non è un’etichetta, ma un’identità; non un dettaglio formale, ma una promessa. È il segno di una visione in cui l’oggetto diventa racconto, la forma si fa sostanza, il Design si intreccia con la vita.
"Dare un nome a una borsa significa soffiarle dentro un’anima - racconta la Designer - Le donne a cui “rubo” il nome per le mie borse sono come presenze che mi camminano accanto. Ogni borsa è una creatura, una storia incarnata". È da questa dichiarazione d’intenti che prende forma un universo creativo che rifiuta le gabbie delle stagioni e delle collezioni. Perché se non basta una vita per conoscere se stesse, come potrebbe bastare una stagione per raccontare una donna?
Le borse di Benedetta Bruzziches sono ritratti emotivi. Vitty, per esempio, custodisce l’ironia struggente e la leggerezza concreta di Monica Vitti: il rigore giocoso delle giacche sartoriali dal taglio maschile, la capacità di indossare un’idea con naturalezza, la semplicità dell’essere complessi. È un omaggio ai personaggi iconici di Antonioni e, insieme, al desiderio di andare oltre, di reinventarsi, di liberarsi dai ruoli imposti. Vitty incarna quella tensione vitale tra realtà e rappresentazione che rende autentico ogni personaggio.
Mame, invece, è un invito aperto all’imprevisto. A sbagliare mise, a dire la cosa giusta con le parole sbagliate, a brillare senza una ragione precisa. Ispirata alla leggendaria Zia Mame del romanzo di Patrick Dennis, è un’ode alla libertà, alla bellezza non convenzionale, all’eccesso come forma di verità. «La vita è un banchetto», ricordava Zia Mame, e questa borsa sembra sussurrarlo a chi la porta: c’è sempre spazio per riscrivere la propria storia, anche partendo da un oggetto.
C’è poi Elif, che profuma di cannella e dei vicoli di Beyoğlu. È il respiro della scrittura di Elif Shafak, una letteratura che Benedetta Bruzziches definisce sensoriale: «Elif non scrive, cucina. Io non leggo, mangio le sue parole». Dentro questa borsa convivono radici profonde, identità plurali, contraddizioni che trovano armonia. È un racconto delicato e potente, dove l’erotismo sfiora la spiritualità e ogni differenza trova il proprio ritmo in una melodia comune.
Amalia è la donna che ha scelto di non ascoltare le convenzioni. Ingegnere aeronautico nel 1962, quando “non era una cosa da femmine”, ha tracciato la propria rotta con ostinata lucidità. Devota ai numeri quanto al mistero, osserva il cielo in attesa delle comete e tratta l’infinito come un vecchio amico. Amalia è il simbolo di chi non teme l’immensità, ma la attraversa con curiosità e determinazione.
Dietro ogni creazione c’è il passo misurato di Benedetta Bruzziches. Un procedere lento, attento, fatto di ascolto e osservazione. La Designer non corre: si ferma, si perde per ritrovarsi, guarda le donne e i loro mutamenti, le molteplici voci che abitano ogni gesto. È la pazienza di chi sa che comprendere significa dare respiro a ciò che già esiste, lasciandolo fiorire secondo il proprio ritmo.
"La paura di deviare dal terreno battuto c’è sempre - ammette - Ma ho imparato a camminarci accanto. Deviare, per me, è l’unico modo di procedere". In questo scarto consapevole, in questa deviazione gentile, si riconosce l’essenza di un lavoro che non segue le mode, ma le attraversa, lasciando dietro di sé storie da portare, e non solo da indossare.
Per Maggiori Informazioni: www.benedettabruzziches.com
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