Dopo il debutto a Venezia e la tappa Milanese a MIDO | Eyewearland, il progetto prosegue il proprio percorso con una nuova edizione che amplia il racconto dell’occhialeria italiana attraverso un inedito dialogo con la settima arte. Nato nel 2025 per valorizzare la storia di uno dei comparti più rappresentativi del "Made in Italy", The Lens of Time è promosso da ANFAO, l’Associazione Nazionale Fabbricanti Articoli Ottici, in collaborazione con il Museo dell’Occhiale di Pieve di Cadore.
L’esposizione si articola in cinque sezioni che attraversano epoche, linguaggi e trasformazioni, ricostruendo l’evoluzione dell’occhiale non soltanto come strumento per la correzione della vista, ma anche come espressione di cultura, innovazione, moda e identità. Una storia nella quale manifattura e ricerca tecnologica si intrecciano con i cambiamenti della società e con l’affermazione dell’occhialeria Italiana sulla scena Internazionale.
Il percorso prende avvio dalle origini degli strumenti ottici e dalla diffusione dei primi occhiali, accompagnando il visitatore fino ai modelli del 600 e del 700, quando iniziano a comparire anche soluzioni pensate per proteggere gli occhi dalla luce. Tra i reperti esposti spiccano un raro occhiale in tartaruga di Norimberga, risalente alla fine del XVII Secolo, e un astuccio in legno di bosso intagliato, realizzato in Italia nel 1687.
Con l’Ottocento, l’occhiale supera progressivamente la propria funzione pratica per diventare un accessorio capace di comunicare eleganza, gusto personale e appartenenza sociale. Pince-nez, fassamani e lorgnette testimoniano l’evoluzione delle forme e delle tecniche, mentre le prime manifatture italiane pongono le basi di una tradizione industriale destinata a crescere nei decenni successivi.
Una tappa fondamentale di questa storia è il 1878, anno al quale risale la nascita della prima fabbrica Italiana di occhiali a Calalzo di Cadore, nel Bellunese, su progetto di Angelo Frescura, con la collaborazione di Giovanni Lozza e Leone Frescura. Un passaggio che segna l'avvio di un percorso destinato a consolidare il ruolo del distretto cadorino nello sviluppo dell’industria ottica Nazionale.
Il Novecento porta nuove tecnologie, materiali e sperimentazioni stilistiche. A partire dagli Anni' 50, l’occhiale diventa sempre più protagonista della moda e del design, trasformandosi in un elemento distintivo della personalità. Le montature Cat-Eye degli Anni' 60 e 70, arricchite da strass e lenti dalle tonalità ambrate, raccontano un’estetica che unisce ricerca formale e spettacolarità. Il viaggio arriva infine alla contemporaneità, dove innovazione, sostenibilità, nuovi materiali e dispositivi intelligenti aprono ulteriori prospettive per il settore, in un continuo confronto tra tradizione artigianale e nuove frontiere tecnologiche.
È a Roma che The Lens of Time introduce il suo capitolo più originale: una sezione interamente dedicata al rapporto tra occhiali e cinema. Un incontro che va oltre la dimensione estetica e commerciale, mostrando come una montatura possa contribuire alla costruzione di un personaggio, rafforzarne la personalità e diventare un segno immediatamente riconoscibile nell’immaginario collettivo. Sul grande schermo, gli occhiali non sono semplici accessori. Possono suggerire ribellione, eleganza, mistero o autorevolezza; accompagnano le trasformazioni dei protagonisti e, in alcuni casi, finiscono per identificarsi con loro. La storia dell’Eyewear si intreccia così con quella di attori, registi e personaggi entrati nella memoria del pubblico.
La selezione attraversa decenni di cinema internazionale, mettendo in relazione modelli originali, immagini di scena e testimonianze fotografiche. Si va dai Ray-Ban Olympian indossati da Peter Fonda in Easy Rider (1969) ai Persol associati a Marcello Mastroianni ne La dolce vita (1960) e in Divorzio all’italiana (1961). Completano il percorso gli occhiali Zilo di Lozza scelti da Brigitte Bardot negli anni Settanta, quelli indossati da Federico Fellini nel 1978, i Cazal Targa Design portati da Brad Pitt in The Counselor (2013) e i modelli L.G.R indossati da Tom Cruise in Mission: Impossible - Rogue Nation (2015).
Anche la televisione dimostra quanto l’occhiale possa incidere sulla definizione di un’identità narrativa. Il Professore de La casa di carta, con i suoi occhiali dall’impronta rétro, costruisce un’immagine che riflette intelligenza e controllo. In Breaking Bad, le montature accompagnano la metamorfosi di Walter White, contribuendo a rendere visibile il passaggio da insegnante di chimica a protagonista di una vita criminale. In Emily in Paris, invece, gli occhiali assumono soprattutto una funzione stilistica, rafforzando l’identità visiva dei personaggi.
La nuova sezione, realizzata con la collaborazione di Steve Della Casa, conservatore della Cineteca Nazionale presso il Centro Sperimentale di Cinematografia, critico cinematografico e autore, mette in luce il potere evocativo di un oggetto capace di attraversare generi, epoche e linguaggi, trasformandosi in un autentico strumento di racconto.
"The Lens of Time esprime bene lo spirito con cui ANFAO porta avanti i propri progetti: valorizzare la storia e il patrimonio dell’occhialeria italiana e, allo stesso tempo, guardare al futuro, alle trasformazioni e alle nuove opportunità del settore", dichiara Lorraine Berton, presidente di ANFAO.
La mostra, sottolinea Berton, intende raccontare un’eccellenza del "Made in Italy" che non è soltanto industria e manifattura, ma anche creatività, cultura e capacità di interpretare i cambiamenti della società. In questa prospettiva, la sezione dedicata al cinema arricchisce il progetto, mostrando come gli occhiali siano diventati elementi capaci di definire personaggi, stili e icone entrate nell’immaginario collettivo.
Il racconto si conclude con una quinta sezione dedicata all’identità e alla memoria, nella quale un’opera d’arte contemporanea in resina incorpora occhiali originali, trasformandoli in testimonianze materiali di epoche, funzioni e stili differenti. Un epilogo che restituisce all’oggetto una dimensione simbolica: ogni montatura conserva le tracce del proprio tempo e racconta un frammento di storia.
Il percorso espositivo mette in dialogo occhiali originali, documenti, fotografie d’epoca, testi scientifici, proiezioni e contenuti audiovisivi, costruendo una narrazione che supera la semplice successione cronologica. La curatela è affidata ad Alessandra Cusinato e Daniela Zambelli, mentre il progetto espositivo è firmato da Roberto Casanova Rosolo. La realizzazione si avvale inoltre del contributo dei collezionisti Lucio Stramare e Roberto Vascellari e della collaborazione della Cineteca Nazionale del Centro Sperimentale di Cinematografia, che ha concesso gratuitamente l’utilizzo di immagini fotografiche.
La tappa romana rappresenta un nuovo momento di sviluppo per The Lens of Time, che proseguirà il proprio itinerario tornando a MIDO | Eyewearland, a Fiera Milano Rho, dal 6 all’8 Febbraio 2027. In occasione della manifestazione Internazionale dell’occhialeria, il progetto presenterà questa nuova evoluzione, con un'attenzione ancora maggiore al legame tra Eyewear e cinema, rivolgendosi alla comunità Internazionale del settore.
Dalla storia delle prime lenti alle montature diventate icone del grande schermo, The Lens of Time racconta così un’eccellenza italiana capace di rinnovarsi senza perdere il legame con le proprie radici. Perché gli occhiali non sono soltanto strumenti per guardare il mondo: nel corso dei secoli sono diventati anche un modo per rappresentarlo, interpretarlo e lasciare un segno nella memoria collettiva.
Per Maggiori Informazioni: www.anfao.it
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