lunedì 5 ottobre 2026

#MFW: Fendi P/E 2027

Maria Grazia Chiuri sceglie i corpi come protagonisti del suo progetto per Fendi. Non soltanto corpi da vestire, ma corpi da ascoltare, osservare e lasciare liberi di esprimersi. La moda, nella sua relazione inevitabile con il corpo, diventa così uno spazio di libertà emotiva, capace di interpretare i desideri e le contraddizioni dell'oggi: corpi forti e fragili, individuali ma in relazione tra loro, dove le categorie del maschile e del femminile si incontrano e si sovrappongono.









A guidare questa riflessione sono anche i versi di E.E. Cummings,
I like my body when it is with your body, evocazione di un riconoscimento reciproco in cui l'abito assume il ruolo di una seconda pelle, permeabile alle emozioni. È proprio questa porosità a definire la Collezione: gli abiti non impongono una forma al corpo, ma ne accompagnano desideri, movimenti e trasformazioni. La moda cerca così di catturare le forme del presente, traducendo in materia le emozioni del nostro tempo.

Il punto di partenza è l'intimo, maschile e femminile. Un'intercapedine sottile tra ciò che si mostra e ciò che si nasconde, che Chiuri porta al centro della scena attraverso pizzi, ricami e una molteplicità di colori. L'intimo perde la sua funzione esclusivamente privata e diventa linguaggio: racconta un corpo che conosce il piacere di mostrarsi, ma anche quello dell'ironia e della libertà.

In questa narrazione trova spazio Raffaella Carrà, figura centrale della cultura pop italiana e internazionale. La sua immagine diventa il simbolo di una capacità di sovvertire le regole attraverso il corpo, l'abbigliamento e la performance. Dalla scena alla sfera privata, Carrà ha incarnato un'idea di indipendenza e di autodeterminazione capace di mettere in discussione le gerarchie tradizionali del desiderio e della rappresentazione.

Anche lo specchio assume un ruolo fondamentale. Oggetto del quotidiano attraverso cui ciascuno riconosce la propria immagine, nella sfilata si trasforma in uno strumento per moltiplicare i corpi e mettere in discussione il confine tra individuo e collettività. Le immagini di Adriano Celentano, Raffaella Carrà e dei ballerini della celebre performance di Prisencolinensinainciusol si riflettono e si moltiplicano nello spazio, mentre il set della sfilata richiama il Cubo di specchi di Luciano Fabro. Lo spettatore viene così coinvolto in un gioco di riflessi che lo obbliga a confrontarsi con la propria immagine e, attraverso di essa, con quella degli altri.

La stessa logica di contaminazione attraversa gli abiti. Le sovrapposizioni mescolano fogge, lunghezze, materiali e consistenze: lucido e opaco, leggero e pesante, seta e maculato, pizzi, ricami e intarsi. I capi cambiano identità e funzione, diventando elementi metamorfici. La giacca da camera, per esempio, abbandona lo spazio domestico e conquista la strada.

Il guardaroba procede per contrasti: velluto e pergamena, punk e borghese, elementi preziosi e riferimenti quotidiani. Le scarpe gioiello accentuano ulteriormente questo cortocircuito, mentre le categorie tradizionali vengono continuamente messe in discussione. Non c'è una gerarchia tra i linguaggi e non c'è spazio per il conformismo. Uomini e donne si confrontano sullo stesso piano, superando gli stereotipi vestimentari legati al genere. Il risultato è una moda che non vuole costringere il corpo dentro una forma prestabilita, ma esaltarlo nella sua possibilità di essere diverso, mutevole e libero.

Per Chiuri, dunque, l'abito diventa uno strumento di relazione. Non una gabbia, ma una seconda pelle capace di seguire il corpo e le sue emozioni. Una moda che sceglie di osservare il presente attraverso ciò che più intimamente lo rappresenta: i corpi, i loro desideri e la libertà di mostrarsi senza gerarchie.

Per Maggiori Informazioni: www.fendi.com