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domenica 25 ottobre 2026

Antonio Ligabue: "Il caos si fa colore" a Brescia una mostra racconta il legame tra vita e arte

Il tormento che diventa pittura, la solitudine che si traduce in colore, il caos dell’esistenza che prende forma sulla tela. È attorno a questo rapporto profondo tra vita e creazione che si sviluppa Antonio Ligabue. Il caos si fa colore, la mostra curata da Francesca Villanti che La Galleria BPER presenta a Brescia, negli spazi di Palazzo Martinengo di Villagana, dal 23 Ottobre 2026 al 9 Gennaio 2027.





L’esposizione inaugura la programmazione Autunnale della sede Bresciana e si inserisce nel più ampio progetto dei Poli Culturali BPER, attraverso i quali la Banca promuove la conoscenza e la valorizzazione del proprio patrimonio artistico e architettonico, affiancando alle mostre attività di ricerca, iniziative educative e programmi di approfondimento. Il progetto dedicato a Ligabue si pone inoltre in dialogo con CAOS χάος. Spazi e poetiche dell’arte informale, in programma a La Galleria BPER di Modena, sviluppando una riflessione sul concetto di caos attraverso l’opera di uno dei protagonisti più singolari e riconoscibili dell’arte Italiana del Novecento.

La vicenda biografica di Antonio Ligabue, segnata da fragilità psichica, emarginazione sociale e solitudine, costituisce una chiave di lettura fondamentale per avvicinarsi alla sua produzione artistica. Nella pittura, l’artista trova uno strumento immediato e potente per dare forma alle tensioni interiori, alle paure e al bisogno di riconoscimento che attraversano la sua esistenza. Il caos si fa colore parte proprio da questa relazione, mostrando come l’esperienza personale possa trasformarsi in un linguaggio visivo di straordinaria intensità. Tigri dalle fauci spalancate, galli, cavalli, buoi, autoritratti, paesaggi, diligenze e scene di lotta compongono un universo figurativo nel quale la natura non è mai semplice sfondo, ma diventa una presenza viva, carica di energia e tensione.

Gli animali, in particolare, occupano un posto centrale nell’immaginario di Ligabue. I loro corpi, spesso colti in atteggiamenti aggressivi o in situazioni di estremo dinamismo, sembrano dare voce a una forza primordiale che attraversa l’intera opera dell’artista. La pittura diventa così il luogo in cui impulsi, inquietudini e contraddizioni trovano una forma concreta, senza perdere la propria intensità emotiva.

Il percorso espositivo accompagna il visitatore attraverso alcuni dei temi ricorrenti della produzione di Ligabue: le arature, le fiere e gli autoritratti. In un ambiente concepito come uno spazio di osservazione e ascolto, le opere invitano a soffermarsi sulla ricchezza di un linguaggio pittorico che, pur tornando frequentemente sugli stessi soggetti, non smette di evolversi.

Come sottolinea Francesca Villanti nel testo del catalogo, la ricorrenza delle immagini non deve essere interpretata come una semplice ripetizione. Le tigri, i buoi sotto il giogo e i volti intensi degli autoritratti ritornano per decenni nella produzione dell’artista, ma ogni nuova versione introduce variazioni significative nella composizione, nei rapporti tra le figure e nello spazio circostante. "Il soggetto resta riconoscibile, ma cambiano ogni volta i rapporti fra le parti e, con essi, l’equilibrio dell’immagine", osserva la curatrice.

È proprio attraverso questo processo che emerge la vitalità della ricerca di Ligabue. Un animale può avanzare fino a occupare quasi tutta la superficie dipinta oppure lasciare maggiore spazio al paesaggio; il volto può avvicinarsi allo spettatore o apparire più distante; la vegetazione può acquistare una presenza sempre più marcata. Il tema rimane, ma la pittura cambia, si intensifica e ridefinisce continuamente il proprio equilibrio.

Con il passare degli anni, il segno diventa più deciso, la materia pittorica acquista consistenza e le figure sembrano assumere un peso sempre maggiore. Le composizioni si fanno più dense, i corpi avanzano verso il primo piano e il colore conquista uno spazio espressivo sempre più incisivo. La trasformazione formale accompagna così l'evoluzione di una ricerca personale, capace di rinnovarsi senza rinunciare alla propria identità.

Un elemento distintivo della mostra è il dialogo tra le opere e la parola scritta. Poesia e letteratura entrano nel percorso come presenze complementari, offrendo al pubblico ulteriori possibilità di interpretazione e accompagnando la visione con suggestioni provenienti da autori e contesti differenti. I testi selezionati evocano temi che attraversano anche la pittura di Ligabue: l’estraneità, la ferita, la visione, la lotta e il dolore. Si tratta di esperienze umane che superano i confini delle epoche e delle appartenenze culturali, mettendo in relazione linguaggi artistici diversi attraverso una sensibilità comune.

La parola letteraria non si limita quindi a illustrare le immagini, ma contribuisce a creare un confronto tra forme espressive, ampliando la possibilità di leggere l’opera oltre la sua dimensione figurativa. Il visitatore è invitato a cogliere non soltanto ciò che la tela rappresenta, ma anche le emozioni e le tensioni che quella rappresentazione porta con sé.

La mostra restituisce così un’immagine di Ligabue che va oltre la dimensione biografica, pur riconoscendone l’importanza. Le difficoltà personali e l’emarginazione non esauriscono il significato della sua opera: diventano piuttosto elementi di una vicenda artistica nella quale l’osservazione della natura, la memoria e la necessità di esprimersi concorrono alla costruzione di un linguaggio autonomo e riconoscibile.

"Questa mostra prosegue la riflessione dedicata al concetto di “Caos” attraverso l’opera di un grande maestro del Novecento", spiega Sabrina Bianchi, responsabile de La Galleria BPER. Le opere della Corporate Collection della Banca, aggiunge, entrano in dialogo con testi letterari in prosa e in versi, offrendo nuove prospettive su una ricerca capace di trasformare tensioni, inquietudini e complessità in energia creativa. È in questa trasformazione che risiede il nucleo del progetto espositivo. Il caos non viene presentato soltanto come una condizione di disordine o sofferenza, ma anche come una possibile origine della creazione, uno spazio dal quale possono emergere nuove forme, immagini e significati.

La pittura di Antonio Ligabue continua a parlare al presente proprio per questa capacità di convertire l’esperienza individuale in una visione universale. Nelle sue tele, il colore non è un semplice elemento decorativo, ma una forza che costruisce lo spazio, dà corpo alle figure e rende visibile ciò che spesso sfugge alle parole.

A Palazzo Martinengo di Villagana, il pubblico potrà così riscoprire un artista la cui opera nasce dal confronto con le proprie inquietudini e con il mondo circostante, trasformando la fragilità in espressione e la complessità dell’esistenza in una pittura dirompente. Una ricerca nella quale il caos, anziché essere soltanto subito, diventa materia da plasmare e linguaggio attraverso cui raccontare l’essere umano.

Per Maggiori Informazioni: www.lagalleriabper.it