In Autunno il paesaggio della Val d’Orcia cambia volto. I colori si fanno più caldi, l’aria si riempie del profumo del sottobosco e le colline Toscane invitano a rallentare il passo. È in questa stagione che ADLER Thermae, struttura termale immersa nelle colline della Val d’Orcia, propone un nuovo percorso di trekking sul Monte Amiata, pensato per accompagnare gli ospiti alla scoperta di uno degli ambienti naturali più affascinanti della Toscana.
L’itinerario, lungo circa sette chilometri e indicato per camminatori già allenati, parte dal Rifugio Capoverta e attraversa la grande faggeta che ricopre i versanti dell’antico vulcano spento. A guidare l’escursione è Christina Mairhofer, guida della struttura e profonda conoscitrice del territorio. “Quella del Monte Amiata è una realtà unica in Val d’Orcia, con il suo vulcano spento, la faggeta, sorgenti d’acqua pura e tante storie e tradizioni da raccontare - spiega Christina - In autunno è particolarmente suggestiva: l’aria assume un profumo particolare e la raccolta delle castagne rappresenta un’ulteriore occasione di connessione con la terra”.
Il percorso si sviluppa in un’area protetta caratterizzata da un ecosistema particolarmente ricco. Lungo il cammino si possono incontrare caprioli, volpi e istrici, mentre tra i cieli del Monte Amiata non è raro avvistare rapaci come il falco pellegrino e il falco lanario. Anche la vegetazione racconta la biodiversità del territorio: querce, castagni e faggi dominano il paesaggio, insieme all’abetina del Vivo, uno dei pochi gruppi autoctoni di abete rimasti in Toscana. Tra gli alberi secolari spicca il cosiddetto “Faggione”, mentre il sottobosco custodisce erbe officinali e selvatiche, come iperico e achillea, oltre a funghi porcini, tartufi, frutti di bosco e castagne.
Dopo aver attraversato i territori di Rocca d’Orcia e Castiglione d’Orcia, con ampie vedute sulla valle, il trekking raggiunge le Sorgenti dell’Ermicciolo, nel Parco dell’Ermicciolo. Qui nasce il torrente Vivo e prende origine uno dei più importanti sistemi idrici dell’Italia centrale. Le acque alimentano infatti lo storico acquedotto del Vivo, progettato nel 1895 per rifornire la città di Siena. La visita consente di entrare in un suggestivo tunnel lungo circa 80 metri e di osservare da vicino l’acqua che sgorga dalla roccia con una portata di circa 180 litri al secondo. Il momento più particolare dell’esperienza è però la degustazione dell’acqua sorgiva, proposta agli ospiti come un vero e proprio assaggio del territorio.
L’acqua, caratterizzata da qualità oligominerali, pH equilibrato, basso residuo fisso e ridotto contenuto di sodio, viene naturalmente filtrata dalle rocce trachitiche del Monte Amiata, conosciute localmente come “peperino”. Un processo che dura circa sei mesi e che restituisce quella che, per il territorio, rappresenta una vera risorsa preziosa. Per rendere la degustazione ancora più interessante, all’acqua dell’Ermicciolo viene affiancata un’acqua proveniente dall’Umbria, invitando gli ospiti a riconoscere le differenze tra le due varietà.
Il viaggio attraverso il Monte Amiata prosegue poi con una delle tradizioni più antiche della zona: l’essiccazione delle castagne nelle cosiddette “caselle”, gli essiccatoi tradizionali ancora conservati da alcune famiglie del territorio. Le castagne vengono disposte su graticci di legno e lasciate essiccare lentamente per circa quaranta giorni e quaranta notti, mentre al di sotto arde un fuoco alimentato con legno di castagno. Un processo paziente, tramandato di generazione in generazione, dal quale nasce una materia prima utilizzata per numerose specialità locali.
Tra queste c’è la farina di castagne, ingrediente alla base del pane di castagna che gli ospiti possono degustare davanti al fuoco, proprio di fronte alla sorgente. La farina viene inoltre utilizzata per preparare la polenta di castagne e il castagnaccio, espressioni di una cucina contadina nata dalla necessità di valorizzare le risorse offerte dal bosco. Il trekking non è soltanto un percorso nella natura. Il Monte Amiata conserva infatti una stratificazione di storia, spiritualità e leggende che emerge lungo il cammino.
“Questo luogo è ricco non solo di meraviglie naturali, ma anche di storie e leggende - racconta Christina - Le tracce dei monaci camaldolesi sono ancora tangibili e contribuiscono a donare a questo luogo un’atmosfera magica, fatta di grandi silenzi meditativi e di contatto autentico con la natura e il territorio”.
L’itinerario si conclude tra ruscelli e corsi d’acqua a Vivo d’Orcia, il borgo più alto del comprensorio amiatino. Qui si incontrano il castello, edifici religiosi risalenti all’XI Secolo, il piccolo romitorio dedicato a San Benedetto e il Monastero del Vivo, un tempo abitato dai monaci camaldolesi. L’acqua è ancora una volta protagonista della storia locale: la sua forza veniva sfruttata per alimentare diversi opifici, tra cui una ferriera, un mulino, una centrale elettrica, una segheria e una cartiera.
“A Vivo d’Orcia, c’è un detto che racchiude in sé l’essenza di questo splendido territorio: pan di legno e vin di nuvole - conclude Christina - Pan di legno, in riferimento alla terra e al processo di ottenimento della farina di castagne; vin di nuvole, che si rifà, invece, all’acqua che, dal cielo al torrente, diviene il grande tesoro di questo territorio”.
Il nuovo trekking di ADLER Thermae diventa così un’esperienza che va oltre la semplice escursione: un itinerario capace di mettere in relazione paesaggio, biodiversità, acqua, gastronomia e memoria locale, seguendo il filo delle risorse che da secoli hanno plasmato la vita del Monte Amiata.
Le escursioni sono curate in collaborazione con Fabio Rossi de La Cooperativa di Comunità Parco Vivo per incarico di Acquedotto del Fiora S.p.A., con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio naturalistico, storico e culturale di Vivo d’Orcia. Un progetto che si inserisce nell’attenzione di ADLER alla collaborazione con le realtà locali e alla valorizzazione dei territori in cui sorgono le proprie strutture.
Per Maggiori Informazioni: www.adler-resorts.com
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